Aermacchi 350: l’ultimo mono orizzontale varesino

Aermacchi

 

All’inizio degli anni ’70 la cilindrata di 350cc ebbe un periodo di grande splendore. Il Codice recitava che quella cilindrata era il massimo cui un diciottenne poteva aspirare e dunque le Case puntarono molto sulle ‘tre e mezzo’ per aumentare le vendite. Ovviamente le moto più avanzate erano le giapponesi, frutto di progetto più ‘freschi’: la Honda schierava la CB350 bicilindrica cui affiancò presto la sofisticata Four, mentre la Yamaha era al top delle prestazioni con la RD350 bicilindrica a due tempi. In Italia l’offerta era basata su versioni aggiornate di modelli nati negli anni ’60 con cilindrata di 250cc, con la sola Morini col suo Settebello si fermò a 250 e progettò ex-novo la ‘3 e 1/2’ col motore bicilindrico a V. Ducati, MV Agusta e Aermacchi invece riproposero i loro cavalli di battaglia. In particolare la 350 della Casa varesina traeva origine dall’Ala Verde 250, una vera sportiva col cambio a 5 marce e un’estetica che evocava le leggendarie Ala d’Oro da corsa, nate di 175cc, portate poi a 250 e maggiorate a 350, con puntate anche oltre per correre nella mezzo litro. Logico quindi che prima o poi ci si aspettasse una stradale di quella cilindrata.

Aermacchi
Nel 1970 furono fabbricate 602 Aermacchi 350 GT Sprint (fonte A.R.S.I.M.A.).

Sprint
E fu così che, dopo la presentazione al Salone di Milano del 1969, nel 1970 arrivò dai concessionari la 350 Sprint (o più correttamente GT Sprint), esteticamente simile alla 250 Sprint nata qualche anno prima per il mercato USA. Di quel modello restarono il piccolo serbatoio a goccia e il manubrio a “corna di bue”, oltre al nome che soppiantò la serie delle Ali.
Per darle maggiore importanza e simmetria lo scarico fu sdoppiato in due lunghi silenziatori cromati della Lafranconi, che contribuirono anche a togliere un bel po’ dei tanto cari dB cui erano abituati gli ‘aermacchisti’ più sportivi. Di americano, la prima GT Sprint aveva anche la testa ed il relativo coperchio, più lineare nel disegno ma discutibile esteticamente, anche per una certa rassomiglianza con l’altra “orizzontale” italiana, la pesarese Motobi. Il cambio, nonostante l’Ala Verde fosse famosa per le “cinque marce”, aveva solo quattro rapporti. Nulla di nuovo nella ciclistica, col classico telaio in lamiera stampata, forcella e ammortizzatori idraulici Ceriani e freni a tamburo Salvai, l’anteriore a doppia camma.

 

Aermacchi
Nel 1971 la GTS torna al motore con la testa ‘normale’.

GTS e TV
Nel 1971 il motore della Aermacchi tornò al passato, con la caratteristica testa piccola e sculturata coi sette coperchietti di chiusura e ispezione. AermacchiLe versioni divennero due: la GTS, che manteneva le linee della Sprint ma a fine anno ebbe dei nuovi silenziatori col terminale tagliato a canna d’organo, e la TV, che col manubrio basso e il serbatoio più capiente e squadrato con evidenti svasature per stringerlo con le ginocchia era più vicina ai gusti europei. La GTS manteneva il carburatore Dell’Orto VHB27 con filtro, mentre la TV col VHB30 e il cornetto di aspirazione libero dava 29 CV a 7500 giri/min, quattro più della GTS.  La TV aveva il cambio a cinque marce e per accentuarne l’impatto fu proposta anche dipinta con un vistoso e insolito arancione. Sulla piastra forcella spiccava il pomello del frenasterzo in alluminio mentre i supporti delle leve in lega leggera con le manopole erano simili a quelle utilizzate sulle Harley-Davidson del periodo.

Aermacchi
La 350 TV prima serie, nel 1971, fu prodotta in 503 esemplari (fonte A.R.S.I.M.A.).

Mentre la GTS manteneva i soffietti sulla forcella e il piccolo faro tipicamente americano, la TV aveva gli steli scoperti, un faro più grande e i cerchi in lega leggera anziché acciaio.

Aermacchi
Nel 1972 la GTS fu prodotta in 1304 esemplari (fonte A.R.S.I.M.A.).

L’ultima è una TV
Nel 1972 la TV è prodotta nella seconda e conclusiva serie. Nel motore un alternatore sostituisce la dinamo, ma l’impianto resta a 6V.  L’avantreno si snellisce e si semplifica col manubrio in due pezzi, il fanale della GTS e un corto parafango, anch’esso di provenienza GTS. Il serbatoio torna ad essere quello distintivo dell’Ala Verde. Personalmente è questa la versione che preferisco anche se, fascino a parte, questa monocilindrica non poteva reggere il confronto con la concorrenza giapponese e neanche con la Morini, che nel frattempo aveva presentato la prima ‘3 e ½’ bicilindrica col cambio a 6 marce e l’accensione elettronica. Resta comunque l’ultima ‘vera’ Aermacchi, che nonostante esibisse sul serbatoio anche il marchio Harley-Davidson manteneva ancora tutti i contenuti tecnici tipici di queste moto.

Aermacchi
L’ultima, classica Aermacchi monocilindrica fu costruita, nel 1972, in soli 700 esemplari (fonte A.R.S.I.M.A.)

Alla fine del 1972 la Harley-Davidson, a sua volta acquisita dalla AMF, impose scelte diverse. Sparì il nome italiano e il motore fu dotato di avviamento elettrico e inserito in un telaio a doppia culla. Nacquero così i modelli 350 SS (stradale) e 350 SX, dedicato al fuoristrada, con parafanghi rialzati, freno anteriore più piccolo e scarico alto, singolo e a sogliola.  Diventata la succursale italiana della H-D, la Aermacchi si cimentò anche in una serie di due tempi di 125, 175 e 250, entrando perfino nel motocross. Fu il preludio della fine. Fermata la produzione della quattro tempi, furono queste moto che crearono la base per la rinascita sotto il nome Cagiva.

Aermacchi
Il motore dell’ultima GTS (1972).