MV Agusta 350 S: dalla Elettonica alla Ipotesi

MV Agusta

Nel 1974 la MV Agusta vince per l’ultima volta il mondiale della classe 500. Ha abbandonato già da un anno la 350 dove la Yamaha bicilindrica due tempi è diventata difficile da battere con un quattro tempi, ma nella mezzo litro il suo compatissimo quattro cilindri bialbero non ha ancora alzato bandiera bianca.

Sul fronte delle moto di serie c’è un tentativo di rinnovamento stilistico maturato attraverso la collaborazione con la Ital Design di Giorgetto Giugiaro, all’epoca già affermato stilista nel settore auto e noto appassionato motociclista.

Il prototipo, appropriatamente battezzato Ipotesi, esordisce al Salone di Milano del 1973, contrapponendosi alle proposte giapponesi in un modo senza dubbio originale, almeno sul piano stilistico. La ItalDesign dovette mantenere l’architettura dell’esistente bicilindrico 350 S elettronica (a sua volta derivato dal 250), intervenendo in modo radicale sulle sue linee esterne, per adeguarle ai tratti scolpiti del complessivo sella e serbatoio.

Nuovi i coperchi dei carter, che inglobano il logo MV Agusta tra una serie di rigature che richiamano l’alettatura dei gruppi termici. Questi, completamente nuovi, hanno alettatura più estesa e sono monolitici anzichè separati come nella precedente 350 S.MV Agusta

Le critiche sollevate dalla stampa e dall’utenza nei riguardi della precedente MV Agusta 350S elettronica sono prese in seria considerazione: il telaio si rinnova completamente e, pur mantenendo la struttura monoculla aperta, ha la parte centrale triangolata e due tubi che corrono paralleli alla base del serbatoio, dal cannotto di sterzo al termine del codone posteriore. Gli obsoleti carburatori UB sono sostituiti dai più moderni VHB a vaschetta centrale, sempre col diffusore da 24 mm. Gli ammortizzatori, sempre Ceriani, sono ora regolabili nel precarico della molla.

Attorno alla metà del 1974, la stampa annuncia come imminente l’entrata in produzione della 350 S, che sarà poi battezzata da tutti Ipotesi. In effetti la consegna dei primi esemplari avviene nell’inverno di quell’anno i primi esemplari entrano in circolazione all’inizio del 1975.

Doveroso il confronto con la Morini 350 Sport, unica antagonista italiana. Rispetto alla bicilindrica bolognese, la MV Agusta è in parte più moderna: ha tre freni a disco, ruote in lega, una sella col codino che funge da vano portaoggetti ed è pure disponibile con una carenatura in vetroresina che ne completa la dotazione. Dove invece emerge la Morini è nel motore, un bicilindrico a V appena nato e figlio delle avanzate idee tecniche del progettista Franco Lambertini.

 

MV Agusta

Alla versione 350 S la MV Agusta farà seguire la GT, che ne riprende le linee generali ma, assetto a parte, adotta ruote a raggi ed un sellone biposto. Prodotta in pochissimi esemplari e a pochi mesi dal definitivo abbandono dell’attività produttiva, non desterà sensazione e i pochissimi esemplari rimasti, destano oggi più curiosità che l’invidia dei collezionisti.